ANDREA MAIETTI

     
 


Andrea Maietti è nato casualmente a Milano , tra un bombardamento e l'altro della Seconda Guerra. Le sue radici affondano, in verità, da quattro generazioni nelle zolle di Costaverde ( così ha ribattezzato Cavenago d'Adda (Lodi), per evitare non improbabili querele ) . Ha preso a studiare di puntiglio per non spaccarsi la schiena nei campi come suo nonno pitaloeu (coltivatore diretto), e non vendere spagnolette e cerniere lampo come suo padre mercantìn. Dopo il liceo scientifico si è laureato in Lingua e Letteratura inglese alla Bocconi e ha preferito l'insegnamento a un posto all' I.B.M. di Milano. Superati i trent'anni , si è laureato anche in Lettere italiane moderne: forse per dare dignità di tesi universitaria alla scrittura di Gianni Brera, che lui riconosce come maestro ( e del quale ha curato diverse antologie : per Longanesi prima e Baldini e Castoldi poi). Dagli stilemi di Brera peraltro ha dovuto faticosamente liberarsi, una volta acquisita la convinzione che , accanto al Resegone, possono dignitosamente consistere anche i collicelli di San Colombano al Lambro (MI).
Ha scritto la sua prima poesia a otto anni ( titolo " La primavera ") , recitandola davanti a genitori e parenti , con il rassegnato commento di suo padre : " Chel fioeul chì de soldi na farà pochi".
Per smentire suo padre ricorda che nessuno dei suoi fin troppi libri è stato pubblicato gratis ,o peggio, a sue spese.
Nel 1996 un incontro casuale a Milano con l'editore toscano di Lìmina, Enrico Mattesini , gli ha consentito non di scrivere meglio , ma di essere conosciuto oltre le dilette mura di Lodi.
Nel 1997 ha vinto con "La lepre sotto la luna" il premio letterario pontremolese "Bancarella Sport", vincendo a sorpresa la concorrenza di finalisti assai più noti e più prestigiose case editrici. Sempre per Lìmina ha poi pubblicato - su espresse richieste dell'editore - libri dedicati a campioni dello sport come Bugno, Pantani e Rivera . In mezzo un diario-romanzo , " Vi conterò di Mariellina", che lui ritiene il suo lavoro migliore.
"Eskimo blu", è il suo primo romanzo in senso classico: l'editore glielo ha commissionato indicandogli semplicemente gli ingredienti : la scuola come ambiente, un intreccio di vicende stimolanti la curiosità del lettore, un elemento giapponese (sic!) in quanto l'editore ha un mercato anche nella terra del Sol Levante. L'intenzione dell'editore è di poterne cavare un film.
Essendosi ritirato dalla scuola e sentendone qualche nostalgìa Maietti ha rifondato una sua classe nella cantina in cotto lombardo di "Glamorama" (elegante negozio di abbigliamento Corso V.Emanuele a Lodi) , dove invita chi vuole a prendersi una poesia ( "What about a poem ? ") l'ultimo venerdì di ogni mese , dalle 18 alle 19.

 
     

 

La lepre sotto la luna

NOVITÀ IN LIBRERIA
Il libro si ispira all'immagine più immediata che Facchetti ha dato di sé in Italia e in tutto il mondo: quella del cavaliere senza macchia e senza paura. Più Parsifal che Lancillotto.

Difensore di quasi masochistica correttezza (una sola espulsione in quasi vent'anni di carriera), attaccante aggiunto che combinava la potenza squassante di Riva con l'apollinea falcata di Beckenbauer.
La fedeltà a una sola maglia, e quale! L'Inter è una fede per ultimi romantici: «gente che vive di ricordi e di sogni», dileggiano da sponde di altri colori. E non sanno di fare un complimento. Perché nell'andazzo pallonaro sempre più insensibile a guizzi di poesia, l'Inter resta un'isola di fascinoso richiamo.
L'Inter del presidente, ex capitano, Facchetti, e del patron Massimo Moratti, ribattezzato Massimo Del Sogno contro la troppo facile ironia mediatica. Quasi d'inerzia il libro si fa quindi viaggio intorno a un atleta e a un uomo fuori moda: il capitano parco, il galant homme. Un viaggio alla ricerca di personaggi e di vite in antitesi e in antidoto a certi eccessi di troppe modernità. Viaggio di perdute periferie, tra gli umori e i sapori antichi di una terra che ha così prepotentemente ispirato Ermanno Olmi, trevigliese come Giacinto Facchetti. E a poco a poco, intorno all'isola del galant homme, si forma un variegato frizzante arcipelago di humanitas, che niente predica, niente presume. Solo reclama il proprio diritto alla vita.

 
La lepre sotto la luna

Nominato da Gianni Brera, una sera di maggio del 1968, suo biografo ufficiale, l’autore fa qui rivivere, con una cifra stilistica personalissima, l’incanto che la letteratura evoca quando si incontra con lo sport.
Il libro raccoglie 50 bozzetti. Da Skoglund a Coppi, da Soriano a Jack London, da Bugno ai Mondiali americani di football, passando per le mille piccole storie di quella allusione felice che è la Bassa lombarda: un viaggio ora scintillante e ironico, ora malinconico e struggente.
Poesia ed epos di gesta quotidiane e di imprese impossibili: questi frammenti della memoria appaiono una risposta credibile al segreto della vita e delle cose.

One evening in May 1968 Gianni Brera named the author his official biographer. His style is so personal that he creates an enchanted atmosphere by mixing literature and sport.
There are 50 sketches, from Skoglund to Coppi, from Soriano to Jack London, from Bugno to the American Football World Cup. It’s an ironic, vivid and sometimes melancholic journey among thousand small stories in the apparently happy plains in Lombardy.
Poetry and epos of everyday exploits and impossible enterprises. These fragments of memories seem a credible answer to the secret of life and things.

 
   
Vi conterò di Mariellina

L’isola di Costaverde, paradiso perduto. Le stagioni dell’esistenza, segnate dal leopardiano rintocco del tempo.
I brevi sogni dei poveri dietro un mito sportivo (da Coppi a Bugno), parallelo alla ballata di Mariellina, «fiore nascosto tra sentieri inesplorati».
Romanzo, saggio, diario e altro ancora. O, semplicemente, struggente testimonianza da un remoto, piccolo ma non angusto angolo di terra a ribadire il foul and fair dell’eterna commedia della vita.

The Isle of Greencoast is a paradise lost. The seasons of life are marked by a Leopardian tolling of time. The short dreams of the poor people concerning a sports myth (from Coppi to Bugno) run parallel to Mariellina’s ballad «hidden flower among unexplored paths».
It is a novel, an essay, a diary and still more. Is it simply a tormenting memory from a far away, small but not narrow country that wants to repeat the «foul and fair» of the eternal comedy of life?

 
   
Un kriss nella schiena

Pantani, l’ultimo approdo per Gian Paolo Porreca di quella buona parola chiamata Fantasia. O Sport, che forse è la stessa cosa. Pantani secondo un appassionato che non intuisce, oltre la confusione dei suoi anni, il margine o la fuga di nuove illusioni.
Pantani, la maglia rosa e la maglia gialla, la nuova maglia rosa che appassisce prima del giusto. Come Merckx, di giugno, trenta anni fa: nei sospetti del doping e della malafede, propria o altrui. Finiva allora - 1969 - la giovinezza, sulle lacrime del campione belga.
Fiorisce ora - 1999 - il tramonto del mito per uno scrittore, medico di professione, che si sente ormai domato ostaggio di una quotidiana angustia: neanche Pantani riscatta la vita o il doping... Pantani e io, il diario di una emozione estrema che la ragione e la malinconia vorrebbero congedare sbagliata: dal Giro del '94, alla miracolosa stagione '98, al Giro del '99. Finivano gli eroi, un’immagine (migliore) di noi.

Il controcanto di Andrea Maietti: l’impossibilità di dire addio a un campione che ha restituito al popolo del ciclismo le emozioni antiche che sembravano perdute dai tempi di Coppi e Bartali, e che, soltanto in Bugno, Maietti aveva ritrovato e cantato.

Pantani is the latest creation of Gian Paolo Porreca’s imagery. Is that really imagery or is it sport? They might be the same thing. We read about Pantani in the words of a fan who sees no more possibilities of illusion in his future. Pantani, his pink and yellow jerseys, his second pink jersey he would soon lose. Just like Merckx thirty years ago, in June. They were both suspected of being doped and in bad faith. It was the year 1969; it was the end of the Belgian Champion’s youth.
Now in 1999 Pantani is no longer a myth for a writer, who is also a doctor. Now he is terribly upset to know that not even Pantani or doping cannot set you free... Pantani e io is the diary of an extreme emotion his reason and melancholy would like to see as wrong. From the Italian Tour of 1994 to the wonderful season of 1998 until the Italian Tour of 1999. There where our heroes, that are only a better image of ourselves, died.

In his countermelody, Andrea Maietti tells us it is really hard for him to say goodbye to a champion that aroused emotions no longer felt since the times of Coppi and Bartali.

 
   
Canzone per Bugno

È il racconto di un campione che ha sollevato un amor tifoso mai registrato nel mondo del ciclismo, dopo l’addio di Coppi, di cui Bugno ha spesso evocato l’immagine mitica di «uomo solo al comando della corsa». Le vittorie del campione, ma anche le sue sconfitte che, paradossalmente, lo hanno fatto amare di più. I suoi rivali, da Chiappucci a Indurain. E poi l’avvento di Marco Pantani, e la nostalgia del mancato duello tra Bugno (reincarnazione di Coppi) e Pantani (reincarnazione di Bartali). Il canto per uno degli ultimi corridori «antichi», il campione che non cerca la specializzazione ma che intende cimentarsi in ogni tipo di corsa, per tutto l’arco della stagione, dalla «Sanremo» al «Lombardia».

This is the story of a champion that has had so many supporters like no one else in cycling after the times of Coppi. He has in fact reminded us of the mythic image of «one man who was winning the race riding completely alone». His victories as a champion, but also his defeats, that, paradoxically, made his supporters, love him more. His rivals, from Chiappucci to Indurain. And then the coming of Marco Pantani and a certain nostalgia for a duel between Bugno (Coppi’s reincarnation) and Pantani (Bartali’s reincarnation) that could never occur.
It is a song for one of the last «old» runners, a champion who does not specialise in a specific race, but wants to try them all, from the «Sanremo» to the «Lombardy» race during the whole season.

 
   
Nato a Betlemme

La primavera del calcio italiano. Quando il calcio cominciò a tornare grande a livello internazionale con l’Olimpiade di Roma del 1960, proprio con l’esordio azzurro del golden boy, il campionissimo del pallone, che segnò quell’epoca irripetibile.
Quando ancora non erano arrivati gli eccessi miliardari.
Quando un campione si identificava con una maglia e con quella soltanto ( Rivera, per vent’anni, con la maglia del Milan, ha vinto tutto in Italia e nel mondo). Quando il geniale giocatore rossonero scriveva i suoi elzeviri calcistici (come li definiva Pasolini) e combatteva le sue battaglie dialettiche con i grandi avversari dell’epoca (dall’arbitro Lo Bello al critico Gianni Brera. Una polemica, con quest’ultimo, che divise l’Italia intera).
Quando il calcio era ancora a umana dimensione. Nasceva all’oratorio o in un quartiere povero di Alessandria (El cantòn di russ), e finiva, magari in compagnia dello stesso Brera, davanti a una bottiglia di barbaresco, con la benedizione dell’amato paròn Nereo Rocco.

The spring of our football. When football was at a high International level again after the Olympic Games in Rome in 1960 where Rivera played his first match in the national team. He was a champion that marked an era. When billions were still far from football. When a champion was identified by a shirt. Rivera has worn the Milan team shirt for twenty years and won everything in Italy and abroad. When the genial black-red player wrote his articles about football (the Elzevirs, as Pasolini used to call them) and fought his dialectic battles against his great enemies of the time, from Lo Bello, a referee, to Giani Brera, a critic. When football had still a human dimension. He grew up at a parish youth club in a poor area of Alessandria (El Cantòn di russ) and he often drank a bottle of wine with the same Brera with the assent of his loved trainer, Nereo Rocco.

 
   
Eskimo blu

1974, l’anno dei Decreti Delegati per la scuola italiana. L’anno che segna la morte del liceo tradizionale. Nel cuore della contestazione. Al «Gorini», liceo di una cittadina della Bassa lombarda, tra occupazioni, attentati dinamitardi e mitiche partite di calcio, il giovane professor Ferrari cerca di recuperare un senso al suo mestiere, tra nostalgie del vecchio e urgenze del nuovo. E la scuola si intreccia con l’amore: quello per la compagna di una vita, incrinato da incontri nuovi proprio a scuola, nella tensione kierkegaardiana tra imperativo etico e commozione estetica per l’eterno femminino. Il clima apparentemente placido di una provincia ovattata di nebbia, e quello di un liceo confortato da un fascino cromatico di filari di liquidambar, viene squarciato da una serie di imprevedibili circostanze che s’inanellano portando i protagonisti sull’orlo del dramma. C’è chi rischia di pagare per tutti (professori, studenti, bidelli, genitori), e chi trae dalle ferite del proprio vissuto la sofferta morale per continuare comunque il difficile mestiere di vivere.

1974 is the year of the «Decreti Delegati» for the Italian school. It is the year of the death of the traditional liceo. At liceo «Gorini», in a country town in Lombardy, the young Mr. Ferrari is trying to recover a meaning of his profession among occupations, bomb outrages and mythical football matches. And teaching intertwines with love: that one for his partner, which is deteriorating because of new encounters right at school.
A series of unforeseeable circumstances rend the peaceful life in that little town shrouded in fog and his liceo. There is someone who risks facing the consequences on everybody’s account (teachers, students, janitors, parents). And there is someone who is drawing a moral from the wounds of his own experiences and finds the way to go on with the difficult profession of life.

 
   

Da quando se n’è andato, pochi giorni prima del Natale 1992, Gianni Brera è oggetto di un vero e proprio pellegrinaggio ai luoghi della sua memoria, che sono soprattutto le sue irripetibili pagine di sport e di racconti padani. Un fenomeno di fedeltà e di nostalgia che ha pochi eguali in Italia specialmente in tempi che tendono a dimenticare in fretta.
Andrea Maietti ripropone qui il suo saggio (Il calciolinguaggio di Gianni Brera) sui neologismi breriani (da libero a centrocampista, da pretattica a pallagol), i suoi epiteti antonomastici (da Abatino a Rombo di tuono), le sue invenzioni attributive (barbino, bridipsichico, cachettico, pellagroso, posaglutei, tripallico). Lo aggiorna di voci sfuggite nella precedente pubblicazione. Soprattutto lo arricchisce di commosse pagine biografiche: una vita trascorsa accanto al gran lombardo, colto nella sua alta dimensione di humanitas e in quella che Maietti chiama la poetica dell’addio, una visione del mondo che avvicina Brera a grandi della letteratura come Hemingway e Leopardi.
Insieme, singolarissime testimonianze di devozione breriana: dal professore universitario che ha sul suo comodino Derek Walcott e gli Arcimatti di Brera al pittore ciociaro che ha fatto una galleria di quadri ispirati al mondo breriano; da una ragazza toscana, ignara di sport, innamoratasi della scrittura del gran lombardo al giovane insegnante che sostiene di aver trovato Gesù Cristo attraverso le pagine di Brera.
Ce n’è abbastanza per un libro che fissa con accattivante scrittura (non immemore degli insegnamenti del maestro) un mito della storia sportiva e letteraria del Novecento italiano.

Gianni Brera died just few days before Christmas 1992. Since then there was a kind of pilgrimage to what we can call the places of his memory, that are the unrepeatable sports articles he wrote and his tales of the Po Valley. This is quite unusual for Italy especially now when people tend to forget everything very soon.
Here Andrea Maietti revives his essay on Gianni Brera (Il calciolinguaggio di Gianni Brera - The Gianni Brera’s football language): his neologisms (from libero to centrocampista, from pretattica to pallagol), his fictional attributes (barbino, bridipsichico, cachettico, pellagroso, posaglutei, tripallico), and his epithets (from to Rombo di Tuono to Abatino). He adds some new words he left out in his last book, and also some new moving pages about his life. As Maietti knew him quite well he likes to describe his humanitas and what he calls his poetics of farewell, a vision of the world that sets Brera among the great literary writers such as Hemingway and Leopardi.
He also brings some examples of people who have admired him: the professor who has got Derek Walcott and Arcimatti by Brera on his bedside table; a painter from Ciociaria who has painted some pictures being inspired by Brera’s worlds; a Tuscan girl enchanted by his style even if not interested in sport; the young teacher who asserts he has met Jesus Christ through Brera’s pages.
It is certainly an easy and pleasant book to read (not so much different in style from his master’s) about the myth of the XXth century Italian history of sports and literature.

 
   

Liminia

Email: andmaiet@tin.it